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UN “EQUO COMPENSO” PER LE PRESTAZIONI PROFESSIONALI: APPROVATO AL SENATO UN EMENDAMENTO AL DECRETO FISCALE DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA FINANZIARIA

20/11/2017

Nella giornata di martedì 14 novembre la Commissione Bilancio del Senato, nell’ambito della discussione del decreto fiscale allegato alla Legge di Bilancio da approvare entro l’anno, ha inserito alcuni emendamenti che stabiliscono il diritto a un “equo compenso” per le prestazioni professionali praticate per le amministrazioni pubbliche e gli enti privati.

Nella giornata di martedì 14 novembre la Commissione Bilancio del Senato, nell’ambito della discussione del decreto fiscale allegato alla Legge di Bilancio da approvare entro l’anno, ha inserito alcuni emendamenti che stabiliscono il diritto a un “equo compenso” per le prestazioni professionali praticate per le amministrazioni pubbliche e gli enti privati. Con tale dispositivo viene esplicitamente indicato per tutti i professionisti - medici compresi - il diritto a un compenso minimo, “proporzionato alla qualità e quantità del lavoro”, al di sotto del quale non si potrà andare. Di fatto, dopo l’abolizione dei tariffari professionali, si prefigura la possibilità di ritornare ad una base minima per il compenso delle prestazioni professionali.

Si tratta di una tematica posta da tempo all’attenzione del Parlamento dal mondo delle professioni, una precisa richiesta tesa a garantire a tutti i professionisti la corresponsione di importi “commisurati alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione offerta”. A tale proposito erano state presentate, recentemente, varie proposte di legge (al Senato, ad esempio, da parte del sen. Sacconi e dalla sen. Fucksia), alcune delle quali già poste in discussione nelle Commissioni Lavoro di Camera e Senato. Un’altra proposta specifica dello stesso tenore era stata presentata al Governo da parte del ministro della Giustizia, on.le Andrea Orlando.

Sulla base di queste varie iniziative, provenienti da varie forze politiche, era scaturito un emendamento - che riguardava solo gli avvocati - inizialmente inserito nella stessa Legge di Bilancio. Su richiesta del Presidente del Senato, tuttavia, questo articolo era stato successivamente stralciato perché ritenuto di contenuto estraneo al testo della Finanziaria. Tuttavia, in sede di Commissione Bilancio, all’atto della discussione sul decreto fiscale di accompagnamento alla legge di Bilancio, su iniziativa della maggioranza di Governo l’emendamento è stato ripreso e, anzi, è stato aggiunto un altro articolo, che estende a tutte le altre professioni - ordinistiche e non - il suddetto principio. A questo punto risulta evidente che la discussione sulle diverse proposte di legge, che probabilmente non sarebbe stato possibile concludere entro questa legislatura, potrà essere superata a fronte dell’approvazione di “un provvedimento forse meno completo nei contenuti ma che afferma un principio fondamentale” (come affermato in commento dal sen. Sacconi). D’altra parte, è bene ricordare, il decreto fiscale dovrà passare a Montecitorio e ci si augura che, in tale dibattito, non risulti modificato ma, semmai, solo puntualizzato in qualche suo aspetto tecnico-legislativo per renderlo più efficace e aderente alla realtà dei vari settori professionali.

In seguito all’approvazione del decreto fiscale contenente gli emendamenti in questione sarà, comunque, necessario vigilare per ottenere il pieno rispetto della nuova norma introdotta, in tutte le aziende pubbliche e private. L’introduzione di un “equo compenso” per le prestazioni professionali dovrà essere applicata a tutte le prestazioni rese da professionisti in esecuzione di incarichi conferiti dopo l’entrata in vigore del decreto e non ancora espletate a tale data. Occorrerà indicare con precisione gli importi dei compensi, valutando le singole situazioni e l’impegno dovuto per ciascuna di esse, allo scopo di evitare che l’applicazione della norma venga disattesa, sfuggendo alla logica ormai imperante del “massimo ribasso”, incurante della stessa qualità delle prestazioni e della serietà ed esperienza dei professionisti medici del lavoro. 

La SIML esprime la sua soddisfazione per questa importante novità che intende porre rimedio a una situazione ormai inveterata che ha messo a dura prova la stessa dignità professionale dei medici del lavoro e, soprattutto, dei medici competenti, con incarichi affidati con gare “al massimo ribasso” per importi ridicoli, talvolta non in grado di garantire l’adeguata qualità della prestazione professionale. Tale ferma posizione della Società è sempre stata ribadita in tutte le occasioni pubbliche e in tutti i documenti ufficiali, anche nel recente passato, per cui si ritiene assai positivo che sia stato riaffermato un principio fondamentale e questo preciso diritto di ogni medico e di ogni professionista.

Si confida, quindi, in una piena conferma del passaggio parlamentare, senza ulteriori ritardi e/o stravolgimenti.