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POSIZIONE DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI MEDICINA DEL LAVORO E IGIENE INDUSTRIALE SUI RAPPORTI TRA SCIENZA E MAGISTRATURA

16/05/2017

Le due recenti sentenze impongono ad avviso della nostra società scientifica una profonda riflessione (e l’adozione di alcuni non più derogabili provvedimenti) sul rapporto tra Magistratura, suoi consulenti tecnici e Scienza.

Premessa

Le due recenti sentenze di primo grado sul rapporto “uso (prolungato) di cellulari e neoplasia benigna del nervo acustico (neurinoma), la sentenza del TAR del Lazio che ha obbligato il Ministero della Salute a disvelare le ingerenze di un Procuratore della Repubblica nella stesura di un rapporto scientifico su amianto e insorgenza del mesotelioma pleurico, la vicenda Stamina per cui furono emesse dai Giudici del Lavoro un po’ in tutto il nostro Paese numerosissime sentenze che imponevano agli Spedali Civili di Brescia di applicare proprio quelle terapie per cui l’ideatore è stato prima condannato ed ora arrestato per inefficacia, anzi pericolosità, della terapia medesima, impongono ad avviso della nostra società scientifica una profonda riflessione (e l’adozione di alcuni non più derogabili provvedimenti) sul rapporto tra Magistratura, suoi consulenti tecnici e Scienza. Tema che, val la pena ricordare, ha meritato la lettura magistrale di apertura al nostro ultimo congresso nazionale tenutosi a Roma nel settembre 2016.

L’attribuzione all’uso del telefono cellulare dello sviluppo del neurinoma del nervo acustico: quando la Magistratura si sostituisce alla Scienza

Cosa la Scienza sa sul neurinoma del nervo acustico in rapporto all’uso di telefoni cellulari può essere verificato in modo semplice e rapido, consultando la banca dati PubMed (www.pubmed.gov), il maggior archivio della ricerca medica mondiale con oltre 26 milioni di articoli.

Il più grande studio caso-controllo internazionale sui rapporti tra tumori cerebrali (maligni e benigni) ed uso di telefoni cellulari (INTERPHONE Study Group. Acoustic neuroma risk in relation to mobile telephone use: results of the INTERPHONE international case-control study. Cancer Epidemiol. 2011 Oct;35(5):453-64) ha concluso che “There was no increase in risk of acoustic neuroma with ever regular use of a mobile phone or for users who began regular use 10 years or more before the reference date. Elevated odds ratios observed at the highest level of cumulative call time could be due to chance, reporting bias or a causal effect” (Non vi era aumento del rischio di neurinoma dell’acustico in chi aveva fatto uso regolare di telefono mobile 10 anni o più prima della data di riferimento. L’Odds Ratio elevato osservato al più alto livello di tempo cumulativo di conversazione potrebbe essere dovuto al caso, a errore di reporting o potrebbe essere causale).

Uno studio osservazionale prospettico pubblicato lo stesso anno (Schüz J, Steding-Jessen M, Hansen S, Stangerup SE, Cayé-Thomasen P, Poulsen AH, Olsen JH, Johansen C. Long-term mobile phone use and the risk of vestibular schwannoma: a Danish nationwide cohort study. Am J Epidemiol. 2011 Aug 15;174(4):416-22) concludeva che “Overall, no evidence was found that mobile phone use is related to the risk of vestibular schwannoma” (Nell’insieme, non è stata trovata evidenza che l’uso del telefono mobile sia correlato al Rischio di neurinoma dell’acustico).

Uno studio osservazionale prospettico pubblicato poco più tardi (Benson VS, Pirie K, Schüz J, Reeves GK, Beral V, Green J; Million Women Study Collaborators. Mobile phone use and risk of brain neoplasms and other cancers: prospective study. Int J Epidemiol. 2013 Jun;42(3):792-802) riferiva di un aumento del rischio di neurinoma dell’acustico negli utenti dei telefoni cellulari ma, al contempo, che l’incidenza di tale disturbo nella popolazione generale era rimasta stabile.

In sintesi, ad oggi la Scienza rimane scettica sulla possibilità che l’uso del telefono cellulare causi il neurinoma dell’acustico per i seguenti motivi:

- la patologia è tipicamente monolaterale e non è possibile accertare da quale lato le persone usino il telefono mobile (il dato è semplicemente riferiro e si presta a distorsioni del ricordo indotte dal fatto di sapere di avere la malattia in questione);

- gli studi di maggior peso sul tema sono negativi;

- non vi è alcun aumento dell’incidenza dei neurinomi dell’acustico nella popolazione generale, pur con il progressivo e massiccio aumento dell’utilizzo di telefoni cellulari da oltre 20 anni.

Ma allora, come mai un giudice del lavoro può stabilire che in una determinata persona l’uso del telefono cellulare ha provocato un neurinoma dell’acustico, se la Scienza non è in grado di rispondere a questa domanda?

Si badi, per sgombrare il campo da interpretazioni del tipo “in dubio pro misero, nel dubbio, a favore dell’ammalato” che la Corte di Cassazione sul tema del riconoscimento di una malattia professionale non inclusa nelle specifiche tabelle (come è il caso del neurinoma dell’acustico) è lapidaria “3.7. Ulteriore conseguenza delle superiori considerazioni è che l'incertezza probatoria non può che comportare il rigetto della domanda” (Sentenza 13868 del 2.8.2012).

Nella relazione di Consulenza Tecnica d’Ufficio,su cui è basata la sentenza, si apprezza una costante critica al già citato lavoro Interphone, volta a sminuirne la validità in confronto ad altri lavori che, secondo il CTU, sarebbero scevri da condizionamenti. Ai lettori sarà sufficiente un passaggio in Rete per meglio comprendere quali siano le posizioni ed il vissuto, ad esempio, di Hardell, uno degli Autori considerati credibili e di riferimento. Ma, rimanendo nel tema della CTU e della necessità di valutazioni svolte da consulenti con adeguata preparazione, non può sfuggire al lettore, anche del primo biennio di Medicina, il clamoroso errore di chi dimostra di non conoscere neppure i concetti base dell’anatomia. Come è possibile ritenere che il VII nervo cranico sia il nervo acustico? È a tutti noto (tranne che al CTU) che il nervo acustico è l’VIII nervo cranico, mentre nella relazione peritale si scrive, in ben 2 passaggi (pag. 1 e pag. 2) che “il ricorrente è affetto da neurinoma del VII nervo cranico secondo quanto riportato dall’esame istologico” (potrebbe essere un refuso in cartella clinica), e si ribadisce (ed è quindi tutta “scienza” del CTU) che “i neurinomi sono tumori intracranici ed extra-assiali (si posizionano intorno ai nervi) e derivano dalle cellule di Schwann che circondano il nervo, in questi caso il nervo acustico detto anche VII nervo cranico”.

Anche sulla definizione istologica del neurinoma corrono alcune osservazioni utili a definire la qualificazione professionale del CTU. Egli ritiene che il neurinoma dell’acustico sia un glioma ed evidenzia, in neretto, questo suo convincimento. E’ una scelta strumentale per poter inserire questo tumore benigno nella categoria dei gliomi per cui sarebbe stato rilevato un incremento di rischio in riferimento all’esposizione. Questa osservazione è riportata anche dal Giudice nella sentenza, in cui precisa che lo “studio citato dall’INAIL individua un rischio del 40% superiore per i glioma (famiglia di tumori cui appartiene anche quello che ha colpito il ricorrente..)”. Ma i neurinomi dell’acustico non sono classificabili nel gruppo dei gliomi, come è agevole verificare in un qualsiasi testo specialistico. Si tratta infatti di tumori benigni che appartengono alla classe dei tumori dei nervi cranici e paraspinali, tipo Schwannoma (o neurilemoma o neurinoma, 9560/0). La nuova classificazione è del 2016 e, per questa patologia, non sono state apportate sostanziali variazioni rispetto alla precedente del 2007. Si tratta quindi di un ulteriore, grave, errore che ha indotto il Magistrato a considerazioni sbagliate.

Nella Consulenza di Ufficio colpisce poi la reiterata accusa di conflitto di interessi a carico di noti esponenti della comunità scientifica. In particolare le accuse riguardano Alhbom e “Rapacholi” “non alieni da conflitti di interesse, ed in particolare Alhbom…” e sarebbe stato forse interessante far sapere al Magistrato che Michael Repacholi (non il Rapacholi del CTU) è uno scienziato di fama internazionale che è stato coordinatore della ricerca  sui campi elettromagnetici per conto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mentre Anders Alhbom, del Karolinska Institute di Stoccolma, è un noto epidemiologo che ha prodotto importanti ricerche sui campi elettromagnetici. 

Che fare?

Le vicende sopra richiamate, senza voler riandare a quelle come il siero Bonifacio, la multiterapia Di Bella, alcune sentenze sul rapporto fra autismo e vaccini, hanno visto la magistratura, non correttamente orientata da propri consulenti di cui sarebbe sempre necessario verificare l’adeguatezza sotto diversi profili, non ultime le evidenti connotazioni ideologiche, ignorare il campo dell’evidenza scientifica, sostituendosi di fatto a chi svolge ricerca scientifica e definisce il livello delle conoscenze sugli specifici aspetti oggetto di contenzioso, o addirittura sostituendosi alle strutture sanitarie, creando così, grazie anche alle amplificazioni mediatiche che troppo spesso privilegiano il sensazionalismo alla corretta e motivata informazione, gravi problemi  nella individuazione e corretta gestione delle misure necessarie per la reale tutela della salute del Paese.

Quanto accaduto (e sta avvenendo) evidenzia una inaccettabile conflittualità nel rapporto fra Diritto e Scienza : il dato scientifico rischia di essere sempre più percepito come incerto e soggetto a revisione con una conseguente sorta di “crisi della scienza ufficiale”, anche se, all’opposto, può venire obiettata la pura acquiescenza ai risultati della ricerca scientifica, specie quando essi riguardano i problemi centrali della condizione umana, e che proprio a tale tendenza può essere ricondotto un atteggiamento di “possibilismo” rispetto alla attività scientifica, e dunque l’inclinazione a ritenere degna di considerazione ogni proposta, seppure discordante, che si ammanti di scientificità.

Da qui a nostro avviso il ruolo centrale di ricerca ed individuazione delle basi scientifiche dei reali rischi per la salute e sicurezza di lavoratori e cittadini e di equilibrio tra queste e le opzioni della loro gestione per fornire ai decisori le più correte basi di comportamento.

Cruciale al riguardo appare il ruolo della qualificazione dei consulenti tecnici che molto spesso si presentano come esperti trasversali rispetto alla specificità delle conoscenze di volta in volta necessarie.

Di seguito quanto proponiamo a questo riguardo.

1. L’istituzione di un unico albo ufficiale nazionale dei consulenti tecnici d’ufficio in cui la specifica qualificazione degli stessi sia valutata con il concorso delle società scientifiche di riferimento, dal quale i magistrati possano (e debbano) trarre consulenti con verificate garanzie di qualità professionale.

2 La definizione di alcuni criteri guida da utilizzare nei processi che riguardano temi scientifici in analogia a quanto fatto dalla giurisprudenza statunitense dove la Corte Suprema, ha creato uno standard federale per l’ammissibilità delle prove scientifiche che i giudici dovrebbero utilizzare per discriminare tra metodi scientifici e non scientifici. Si tratta dei criteri “Daubert”, che sono stati usati anche da alcune sentenze italiane della Corte di Cassazione.

3. La revisione delle competenze del Giudice del Lavoro, rimandando il più possibile al processo civile ordinario, ove le garanzie sono maggiori anche in ordine ad un più incisivo ruolo delle parti interessate e ad una meno pressante supposta esigenza di celerità.